Pagina:Salgari - Il treno volante.djvu/162

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160 emilio salgari


— Me ne accorgo: il Germania torna ad abbassarsi. Lasciatemi riposare un paio d’ore, poi apriremo un paio di cilindri.

Il tedesco, che non ne poteva più, si gettò su un materasso facendosi coprire con una tenda.

Pochi minuti dopo russava come l’uomo più tranquillo del mondo.

XIV

I banditi dell’Ugogo

Mentre il tedesco riposava, il Germania continuava la sua corsa attraverso l’Ugogo, il territorio abitato dai Ruga-Ruga.

Il paese era cambiato. Non più quelle grandi foreste che distinguono l’Usagara e che son così belle e così ricche di selvaggina.

Si vedevano invece pianure immense, coperte da un’erba dura e altissima e di già quasi disseccata, non avendo quel vasto territorio che pochissimi corsi d’acqua, i quali cessano durante la stagione calda.

Solamente di quando in quando si vedeva rizzarsi qualche gruppo di acacie o di palmizi semisecchi, con le foglie gialle e cadenti e qualche banano ancora verde e carico di frutta.

Nessun campo coltivato si scorgeva in alcuna direzione. Più volte degli intraprendenti Usagara avevano tentato di dissodare quel luogo; ma i Ruga-Ruga li avevano costretti a ritornarsene frettolosamente ai loro paesi.

Le tracce della guerra erano invece numerose.

In mezzo alle erbe si vedevano gruppi di capanne in gran parte arse, tettoie in rovina, recinti sfondati e molti scheletri di uomini e di animali.

— Brutto paese — disse Matteo all’arabo che gli stava vicino fumando la pipa.