Pagina:Salgari - Il treno volante.djvu/42

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38 emilio salgari


Alla sera tutto era pronto. Non mancava che gonfiare i palloni.

Anche le casse contenenti le provviste, le armi, le munizioni, i materassi che dovevano servire da letto, le tende per ripararsi dal sole e dalla pioggia, erano state messe in buon ordine sulla piattaforma.

Ottone, da alcune casse, rimaste ancora sotto una tettoia, fece levare parecchi cilindri di acciaio, lunghi ciascuno un metro, con un diametro di settanta centimetri, contenenti l’idrogeno immagazzinato a grande pressione.

Una dozzina di quei cilindri furono collocati sulla piattaforma e gli altri sotto i palloni, i quali erano forniti all’estremità inferiore di un tubo di gomma.

Il tedesco, fatto legare il treno aereo ai quattro alberi di cocco, adattò uno di quei tubi all’estremità d’un cilindro fornito di valvola e cominciò il gonfiamento.

Quell’operazione richiese ben cinque ore. Alla mezzanotte tutti i palloni erano gonfiati ed il treno volante tendeva le corde che lo trattenevano minacciando di spezzarle.

Come il tedesco aveva detto, tutto l’insieme presentava la forma d’un immenso cilindro, della superficie d’un mezzo ettaro, con cinquecento metri cubi di gas.

Non restava che accendere le macchine, mettere in moto le due grandi eliche e tagliare le funi.

— Cosa ti sembra? — chiese il tedesco, rivolgendosi verso il greco, il quale guardava, con viva ammirazione, quell’immenso pallone, pronto a lanciarsi fra gli spazi infiniti del cielo.

— È meraviglioso! — esclamò Matteo. — Non credevo che tu fossi riuscito a costruire un simile ordigno gigantesco. — Sarà sicuro?

— Noi navigheremo come sull’acqua.

— Non vi sarà pericolo di fare un capitombolo?

— Il nostro treno conserverà un equilibrio perfetto e non cadrà.