Pagina:Salgari - Il treno volante.djvu/62

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60 emilio salgari

desco, appassionato cacciatore e valente bersagliere. — Quei grossi animali mi tentano.

— Chi c’impedisce di andarli a cacciare? — chiese l’arabo. — M’avete detto che il vostro pallone può abbassarsi.

— Sì, sacrificando del gas.

— È troppo prezioso per perderlo?

— Ne ho parecchio in riserva, rinchiuso nei cilindri; però, come dite voi, è troppo prezioso per delle persone che devono andare molto lontano e poi tornare alla costa.

— Come farete allora a discendere?

— Si aspetta che scomparisca il sole — disse Matteo.

— Sì, perchè raffreddandosi un po’ l’aria, il gas si condensa ed allora il pallone si abbassa. Potrei, se volessi gettare un’àncora, arrestare il treno e costringerlo ad abbassarsi, forzando le eliche.

— E non lo farete?

— Non oso prendere terra di giorno. I negri potrebbero assalirci e guastarci il pallone.

— Siete prudente; è già una bella cosa la prudenza in questi paesi — disse l’arabo. — Questa sera scenderemo?

— Dobbiamo rinnovare la nostra provvista d’acqua per le macchine e anche per noi.

— Cacceremo al chiaro della luna — disse l’arabo. — Qui siamo in una regione ancora tranquilla. Quando giungeremo nell’Ugogo sarà altra cosa e le precauzioni non saranno mai troppe.

A mezzogiorno gli aeronauti facevano colazione quasi al di sopra del Wami, avendo incontrato per la terza volta questo fiume tortuoso.

Stavano sorseggiando una eccellente tazza di caffè preparata da Heggia, quando udirono l’altro negro, Sokol, dire:

— Vedo una carovana attraversare il fiume.

I due europei e l’arabo si affacciarono al parapetto.

Cinquecento metri innanzi una truppa numerosa d’uomini, formata di arabi distinguibili per i loro burnus variopinti e per i loro ampi mantelli bianchi orlati di rosso, e di una cinquantina