Pagina:Salgari - Il treno volante.djvu/82

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80 emilio salgari

casso e svegliando molto di sovente i due europei non abituati a dormire fra simili concerti.

Appena sorto il sole, Heggia staccava l’àncora, ed il dirigibile riprendeva la sua corsa verso l’ovest, con le eliche in piena funzione, essendo il vento debolissimo ed irregolare.

Attraversato il fiume, sulle cui rive si scorgevano ancora parecchi animali, soprattutto antilopi e gazzelle, il Germania si diresse verso una catena di colline che tagliava l’orizzonte.

Quelle alture, poco considerevoli del resto, indicavano la frontiera dello Ngura, regione confinante col pericoloso Ugogo, abitata da scarse tribù, essendo stata spopolata dalle continue scorrerie dei trafficanti di carne umana.

Una volta era ricco di villaggi e prosperoso, poi gli arabi di Taborah, grandi cacciatori di schiavi, piombarono su quella terra con bande numerosissime e la misero a ferro ed a fuoco riducendola quasi un deserto.

Immensi boschi si estendevano sotto il dirigibile, formati per lo più da alberi grandissimi chiamati miombo, le cui foglie piccolissime difendono malamente dai raggi del sole, e da acacie-giraffe, così chiamate perchè sono molto ricercate dalle giraffe, che si nutrono del loro fogliame.

Di quando in quando però apparivano dei pezzi di terreno coltivati con cura a granoturco, a mutama, a riso, a manioca ed a tabacco. Poi, sparse per le pianure e nascoste sotto un oceano di verzura, si vedevano far capolino allegre capanne recinte di euforbie simili a immensi candelabri verdi e di splendidi banani con le foglie grandissime.

Alcuni negri, vedendo passare il treno volante, uscivamo gridando dalle abitazioni ed i più valenti lanciavano in aria frecce, che non potevano giungere a colpirlo.

Anche un colpo di fucile fu sparato da un cacciatore di elefanti che era accompagnato da parecchi cani. La palla andò a schiacciarsi sotto la piattaforma di alluminio e fu un vero caso se non colpì qualcuno.

Il greco, giustamente irritato per quella aggressione ingiusti-