Pagina:Salgari - Il treno volante.djvu/92

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90 emilio salgari

me come amico, bensì per vedere coi tuoi propri occhi di quali forze posso disporre.

Dinanzi a quell’accusa gravissima, l’arabo era rimasto di stucco, mentre i due europei erano diventati pallidi.

— Io! — balbettò finalmente El-Kabir. — Chi ha potuto inventare simile menzogna?

— Me lo ha detto Altarik.

— Quel miserabile ha mentito!

— Chi lo prova?

— Noi andiamo nel Kassongo e non abbiamo avuto mai alcun rapporto col feroce re dei Ruga-Ruga.

— Dammi la prova che Altarik ha mentito — - disse il monarca.

— Come potrei dartela?

— Rimanendo qui a difendere la mia tribù contro i Ruga-Ruga.

— È impossibile! Dobbiamo andare nel Kassongo a liberare l’inglese. Noi l’abbiamo solennemente promesso al console d’Inghilterra accreditato presso il Sultano di Zanzibar — disse Matteo, intervenendo.

— Altarik è mio amico e non può aver mentito — rispose il monarca. — A quale scopo avrebbe inventata simile accusa?

— Perchè vorrebbe salvarlo lui onde ricevere un compenso dal Governo inglese.

— Non ne ha bisogno e poi Altarik mi ha detto che andava a difendere Taborah contro i Ruga-Ruga.

— Egli invece va nel Kassongo.

— Allora aspetteremo il suo ritorno per sapere chi avrà avuto ragione — disse il monarca con voce recisa. — Voi mi siete necessari qui, per difendermi dai Ruga-Ruga. Il vostro mostro basterà a spaventarli ed a metterli in fuga.

— E noi accettiamo — disse Ottone, facendo un rapido gesto ai suoi due compagni.

«Se Steker parla così deve aver trovato qualche mezzo per levarci da questa situazione» — pensò Matteo.