Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/11

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Sulle coste del Brasile. 5

da cento non esitavano ad intraprendere viaggi immensi, spingendosi fino in America e anche nell’India orientale.

Quella che la tempesta stava per scagliare contro le coste del Brasile, terra allora poco nota, perchè scoperta solamente un trentacinque anni prima e per pura combinazione, da Cabral, era una modestissima caravella portoghese di novanta tonnellate, col castello di prora ed il cassero molto alti, il ponte invece assai basso, che le onde spazzavano facilmente, con due alberi sostenenti vele latine e vele quadre e che ormai il vento aveva sbrindellate in tale modo da renderle assolutamente inservibili.

Da tre mesi aveva lasciate le coste del Portogallo diretta alle Indie occidentali, con ventisette uomini d’equipaggio ed un passeggiero, ma come accadeva pur troppo sovente in quell’epoca lontana, in cui la navigazione era molto indietro non ostante l’audacia dei marinai spagnoli, portoghesi ed italiani, aveva deviato molto al sud, muovendo incontro alle spiagge brasiliane.

La sorte della povera nave, che la tempesta aveva ridotta in tristissima condizione, sgangherandola completamente, ormai non pareva più dubbia, malgrado l’ottimismo del giovane Alvaro de Correa.

Senza timone, senza velatura, col ponte fracassato, le murate strappate, il cassero sfondato, non era più in grado di resistere alla furia delle onde e dei venti, i quali la spingevano inesorabilmente verso la costa segnalata dal gabbiere.

Quella terra nessun altro l’aveva veduta, poichè i lampi erano cessati ed una oscurità profondissima avvolgeva il mare, rendendo l’orizzonte impenetrabile agli sguardi dei marinai. Poteva darsi che il gabbiere si fosse ingannato, nondimeno la situazione non poteva migliorare. Le ore della caravella erano ormai contate: se non la sfracellavano le scogliere, il mare non doveva tardare ad inghiottirla.

Il pilota, vecchio marinaio che aveva già attraversato più volte l’Atlantico, non si faceva soverchia illusione sulla fine del legno. Nondimeno, essendo uomo esperimentato, s’era affrettato a prendere le disposizioni necessarie per rendere il naufragio meno disastroso.

Aveva fatto armare le due scialuppe, mettendovi dentro dei viveri e soprattutto delle armi, non ignorando che in quell’epoca le coste brasiliane erano abitate da tribù bellicose e antropofaghe, poi aveva fatto abbattere i due alberi onde rendere la caravella più leggera e per servirsi d’uno di essi da timone o meglio da remo.