Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/111

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spinse la zattera verso l'isolotto fra le cui piante vedeva sempre brillare il fuoco ed innalzarsi una nuvoletta di fumo.

Non impiegò più di un quarto d'ora ad attraversare i quattro o cinquecento metri che lo separavano e andò ad arenarsi su un banco di sabbia coperto in parte di canne.

Li presso scorse subito un galleggiante formato da fasci di canne e da foglie di vittoria, capace di reggere bene o male una persona.

– È il signor Alvaro che l'ha costruito! – esclamò con voce giuliva.

Si slanciò sul banco e raggiunse l'isolotto facendo fuggire alcuni uccelli acquatici che sonnecchiavano fra le erbe, tenendosi ritti sui loro lunghi trampoli.

In mezzo ad un gruppo di alberi scorse, assiso dinanzi ad alcuni rami che stavano già per spegnersi, un uomo il quale pareva che dormisse o meditasse, tenendosi la testa fra le mani.

Un grido di gioia gli sfuggì.

– Signor Alvaro!

Il portoghese che forse sonnecchiava, udendo quella voce ben nota, aveva alzata la testa guardando cogli occhi semichiusi il mozzo, poi con una rapida mossa si era levato, allargando le braccia.

– Ah! Mio bravo ragazzo! – esclamò, stringendoselo al petto. – Per centomila caimani, da dove vieni? Quante ansie e quante paure in queste dodici ore! Briccone! Puoi vantarti d'avermi fatto pur tremare!

– Mi credevate morto, signor Alvaro?

– E anche mangiato – disse il giovane. – Credi che non abbia udito i tuoi colpi d'archibugio? Non ti difendevi contro gl'indiani?

– Ma no, signore. Sparavo contro certi cinghiali ferocissimi che mi avevano assediato su un albero.

– Spero che me ne avrai portato almeno uno. Muoio di fame, se non di sete.

– Mi è stato impossibile signore, ma vi ho imbarcata la tartaruga e non sarà meno gustosa della carne dei cinghiali.

– Tu sei un ragazzo previdente, mio buon Garcia.

– E anche delle frutta per dissetarvi.

– Non ne ho bisogno. Ho trovato su quest'isolotto di quelle certe pere che abbiamo già assaggiate e che hanno calmata la mia sete.