Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/115

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polpa biancastra e molle che non serve a nulla ma che pure sono molto pregiate dagl'indiani dei cui gusci si servono come di recipienti.

Le loro larghe foglie s'incrociavano in mille guise, formando delle vôlte assolutamente impenetrabili, mentre i tronchi scomparivano sotto ammassi di muschi e di piante parassite.

Non erano però i soli colossi che si presentavano agli occhi dei due naufraghi.

Altri, non meno enormi, di quando in quando sorgevano fra quelle migliaia e migliaia di cuiera, arrestandoli e costringendoli a fare dei lunghi giri per trovare un passaggio.

Erano delle jupati dal tronco brevissimo ma che sviluppavano delle foglie che avevano otto o nove metri di lunghezza e delle miriti, palme superbe di dimensioni esagerate, colle foglie disposte a ventaglio e frastagliate a nastri e non meno immense di quelle delle jupati, anzi di più, bastandone una sola per caricare un uomo robusto.

I volatili mancavano, non trovandosi a loro agio fra quelle semioscurità; abbondavano invece le splendide e grosse morpho, le più belle farfalle dell'America meridionale e fra le foglie secche si vedevano fuggire in buon numero certi serpenti color del tabacco, colla testa triangolare, agilissimi e anche pericolosissimi, dei mapanari, chiamati dagl'indiani «i maledetti», tanto sono velenosissimi.

I due naufraghi marciavano o meglio si trascinavano da tre ore, chiedendosi ansiosamente quando avrebbero potuto trovare un po' di largo che permettesse loro di respirare un po' d'aria pura, quando si trovarono improvvisamente dinanzi ad un corso d'acqua largo una ventina di metri e che pareva si dirigesse verso il sud anziché all'est, ossia verso la baia.

– Fermiamoci, signore – disse Garcia. – Non mi reggo più.

– Ed io non sono in miglior stato, ragazzo mio – rispose Alvaro. – E soprattutto dissetiamoci.

Stava per aprire le piante acquatiche che ingombravano la riva, quando il mozzo gli mise una mano sulla spalla, dicendogli rapidamente.

– No, signore!

– Che cos'hai? – chiese Alvaro, volgendosi rapidamente.

– Là! Guardate!

– Dove?

– Su quell'albero che s'incurva sul fiume.

Un fischio acuto che risuonò in aria gli fece alzare la testa.