Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/117

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Quello che si trovava sull'albero, doveva essere uno dei più grossi della famiglia, toccando in lunghezza i due metri, e certamente uno dei più formidabili.

Doveva aver sorpresa la povera scimmia, divisasi forse dalle sue compagne per cercare a terra delle frutta, e con un'abilissima manovra l'aveva costretta a rifugiarsi su quella pianta per impedire di tornare nella foresta dove la caccia sarebbe stata ben più difficile, essendo i cebi fischianti così agili da potersi slanciare, senza tema di cadere, da un albero all'altro.

La disgraziata madre, comprendendo la gravità del pericolo, fischiava disperatamente per chiamare l'attenzione delle compagne che dovevano trovarsi nei dintorni, ma nessuna rispondeva al suo appello.

D'altronde nulla avrebbero potuto fare contro quel terribile carnivoro, anzi probabilmente erano subito fuggite per non incorrere in egual sorte.

– Che splendido animale! – mormorò Alvaro, tenendosi prudentemente nascosto fra le piante e tirandosi presso il mozzo come se avesse avuto paura che il giaguaro glielo rapisse.

– Non è una tigre, signore, quella là? – chiese Garcia che non pareva troppo spaventato.

– Somiglia più ad una pantera – rispose Alvaro, che fino allora non aveva mai veduti dei giaguari, animali ancora sconosciuti agli europei.

– Sarà pericoloso?

– Non vorrei provare le sue unghie, mio caro.

– Che riesca a divorare quella povera scimmia?

– Lo vedremo, Garcia. Mi pare però che quella belva non faticherà troppo a raggiungerla, quantunque il quadrumane si sia rifugiato sugli ultimi rami.

– E lo lasceremo fare, signore?

– Ti rincresce per la scimmia?

– Sì, signor Alvaro.

– Lasciamolo avanzarsi per ora; al momento opportuno interverremo, quantunque nulla vi sia da guadagnare per noi affrontando quella belva che mi ha l'aria d'essere assai pericolosa.

Il giaguaro continuava ad inoltrarsi senza dimostrare troppa premura.

D'altronde le spine che coprivano il tronco della paiva che erano assai acute, gl'impedivano di procedere rapidamente.

Alzava con precauzione le zampe, guardava bene dove le appoggiava