Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/140

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


giacché tutti erano nemici dei tupinambi e terribili divoratori di carne umana.

Erano insomma, come diceva il marinaio di Solis, uomini che dovevano assolutamente evitare, per non correre il pericolo di finire, in un modo o nell'altro sulla graticola o allo spiedo.

Il rumore avvertito da Diaz continuava. Una banda e molto considerevole, a quanto pareva, attraversava la foresta, e sia che seguisse qualche traccia od a caso, si dirigeva appunto verso quella radura di cui il colossale summaneira formava il centro.

– Che siano i vostri nemici che vi davano la caccia? – chiese Alvaro che aveva preparate le sue armi.

– Lo sapremo presto – rispose Diaz che ascoltava attentamente.

– Che possano essere i vostri?

– I tupinambi? No, è impossibile! Ancora ieri gli eimuri mi davano la caccia, dunque finché non si ritireranno nelle loro selve, nessun indiano della mia tribù avrà osato tornare. E poi so che sono fuggiti verso l'ovest e non già verso il mare.

– Così terribili sono questi eimuri?

– Somigliano più alle belve che agli uomini e nulla risparmiano sul loro passaggio.

– Da dove vengono?

– Dalle regioni meridionali. Spinti chissà da quali bisogni, di quando in quando emigrano verso i paesi più ricchi, tutto distruggendo e nessuno ha mai saputo vincerli. Il loro solo nome sparge un tale terrore, che anche le tribù più valorose piuttosto che affrontarle preferiscono fuggire, lasciando i villaggi e le piantagioni indifese.

– Eppure sono uomini.

– Chi lo sa? – rispose il marinaio di Solis. – So che camminano come le belve, colle mani e coi piedi. Sono scimmie od uomini? Io non lo so, signor Viana.

– Allora li giudicheremo meglio, se sono veramente gli eimuri quelli che stanno avanzandosi. Non devono essere lontani.

– Anzi ecco i loro esploratori – mormorò Diaz. – Li vedete?

Quantunque l'ombra proiettata dalle piante aumentasse considerevolmente l'oscurità, il signor Viana ed il mozzo, scorsero due