Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/169

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


ed il ventre aranciato; qualche cardinale colla testa rossa e qualche grosso pappagallo che cicalava a piena gola, noioso come tutti i suoi simili.

Il marinaio che sapeva dirigersi anche senza bussola e che aveva le gambe solide, camminava velocemente senza mai deviare, né esitare, mettendo a dura prova le forze dei due naufraghi.

– Avanti sempre, senza fermate, se volete sfuggire agli eimuri – diceva sempre. – È così che io sono riuscito a tenerli sempre a distanza.

– Noi non possediamo dei garretti d'acciaio – brontolava Alvaro. – Non siamo vissuti quindici anni fra i selvaggi.

– È necessario – ribatteva il marinaio. – Chi rimane indietro è uomo morto.

E sempre spronati da quella paura, continuavano ad avanzarsi nell'immensa foresta, passando da un macchione all'altro, sovente strisciando come rettili, quando non riuscivano a trovare un passaggio fra quell'immenso caos di alberi, di cespugli e di liane.

Alla sera, esausti ed affamati, si arrestavano sulla riva d'un torrentello.

– Basta – disse il marinaio. – Abbiamo marciato come selvaggi brasiliani, riposiamoci qui. Anche gli eimuri dormono; possiamo quindi fare anche noi altrettanto.

Cenarono con alcuni banani, poi si lasciarono cadere al suolo, sotto un albero immenso che stendeva i suoi rami in tutte le direzioni.

– Dormite pure – disse il marinaio che era il meno stanco. – Io monto il primo quarto di guardia.




17.

LA SAVANA SOMMERSA


Fu una notte di continue angosce per tutti. L'idea che quei ferocissimi selvaggi fossero già vicini e che potessero, da un momento all'altro, sorprenderli per divorarli, impedì a tutti tre di dormire.

I loro timori però non si avverarono e la notte passò tranquilla,