Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/170

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senza allarmi.

Tuttavia salutarono con gioia lo spuntare del sole, il quale almeno permetteva loro di poter scorgere i nemici ed impedire una possibile sorpresa.

– Preferisco camminare, quantunque non mi sia riposato sufficientemente – disse Alvaro. – Quei dannati selvaggi mi hanno messo indosso una paura indiavolata che non riesco a scacciare.

– Camminiamo, signore – rispose il marinaio che pareva avesse perduto il suo solito buon umore. – Ci procureremo la colazione più tardi.

– C'è ancora la testuggine – disse il mozzo.

– Che non ci servirà a nulla amenoché tu non preferisci divorarla cruda, giacché io non permetterò di accendere il fuoco. I selvaggi fiutano il fumo a delle distanze incredibili ed il fuoco tradirebbe la nostra presenza.

– Brutto affare – disse Alvaro. – Dovremo noi galoppare come cavalli e ristorarci poi con delle sole frutta? Non resisteremo a lungo, mio caro marinaio.

– Chissà che non troviamo qualche cosa di meglio delle frutta – rispose Diaz. – Le foreste brasiliane offrono delle risorse sorprendenti. Su, gambe in ispalla e riprendiamo la corsa.

– Che ci siano già vicini quei maledetti antropofaghi?

– Sulla nostra pista di certo.

– Quand'è che troveremo un altro fiume che ci permetta di fare una buona sosta?

– Lo ignoro – rispose il marinaio. – Non conosco queste foreste. Non sono però rari i corsi d'acqua nel Brasile, anzi può darsi che da un momento all'altro ne incontriamo qualcuno.

Ripartirono, dapprima con passo un po' lento, poi riscaldatesi le gambe, non tardarono ad affrettarlo quantunque molto sovente fossero costretti ad arrestarsi dinanzi a degli ammassi mostruosi di cipò chumbo, piante convolvolacee di color giallo, somiglianti alle liane, che formano delle reti assolutamente impenetrabili.

Essendo le piante altissime in quel luogo, stormi innumerevoli di uccelli fuggivano da tutte le parti all'avvicinarsi dei fuggiaschi, facendo un baccano assordante.

Dei tucani dal becco rosso e giallo e gigantesco, gli occhi azzurri e le penne scarlatte; grossi arà, piccoli mahitaco dalla testa turchina, azulae azzurre e japì che facevano un baccano indiavolato