Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/197

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– Egli si lamenta che i due pyaie non proteggono, come dovrebbero, la tribù – rispose il ragazzo. – E mi dice di avvertirvi che se non ucciderete quel terribile serpente, vi mangerà.

– Diavolo! – esclamò Alvaro, un po' impressionato. – Che la carne bianca lo tenti? Già non mi tenevo molto sicuro anche colla carica impostaci. Di che cosa si tratta dunque?

– D'un terribile serpente che ha già divorato cinque guerrieri della tribù – rispose il ragazzo.

– E che cosa si vorrebbe da noi?

– Di fare degli scongiuri onde il rettile ritorni nella savana da cui è uscito o che lo uccidiate.

– Una cosa molto facile a farsi – rispose Alvaro. – Gli è che ci mancano i nostri amuleti.

– Quali? – chiese il ragazzo, dopo d'aver scambiato alcune parole col capo.

– Quando ci hanno fatti prigionieri noi avevamo degli amuleti possenti che gli eimuri non ci hanno più restituiti. Che ce li portino e noi andremo a uccidere quel terribile serpente che minaccia la distruzione della tribù.

– Li avrete – rispose il ragazzo. – Il capo li ha conservati e ve li consegnerà.

– Quando dovremo andare ad uccidere il serpente?

– Questa sera, non mostrandosi mai di giorno.

– Dirai al capo che i pyaie saranno pronti e che il serpente non divorerà più gli uomini della sua orda.

L'eimuro, visibilmente soddisfatto per quelle risposte, si ritirò assieme al ragazzo, facendo un inchino più profondo di prima e leccando il pavimento della capanna.

– Garcia! – disse Alvaro, quando furono soli. – L'occasione che aspettavamo è venuta, e, se non saremo capaci di approfittarne, dovremo rinunciare per sempre a riacquistare la libertà. Io sono pronto a tentare la sorte od a fare un gran colpo. Non sarà il serpente che cadrà, bensì il capo di questi mangiatori di carne umana, dovesse poi farmi inseguire attraverso tutto il Brasile.

– Che ci restituiscano il fucile?

– Me l'hanno promesso e poi non s'immaginano di certo che sia un'arma ben più terribile delle loro mazze e delle loro frecce.

– Ed è il serpente?