Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/198

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– Se lo ammazzino loro, se ne avranno il coraggio.

– E dopo, signore?

– Fuggiremo e riprenderemo la nostra vita randagia, finché avremo ritrovato il marinaio o la sua tribù.

– Signor Alvaro, mi trema il cuore.

– Se rimanessimo qui, un dì o l'altro questi selvaggi finirebbero per divorarci. Un arrosto di carne bianca li tenta e mi stupisco che ci abbiano finora risparmiati. Non lasciamoci illudere dalla nostra carica che non ci offre alcuna sicurezza.

– Che cosa avete intenzione di fare?

– Non lo so ancora, ma qualche cosa accadrà ed il capo non tornerà più vivo fra i suoi. Sono deciso a tutto o...

Una detonazione improvvisa, che rimbombò sulla piazza, lo fece sobbalzare. Grida selvagge, improntate del più profondo terrore, echeggiavano da tutte le parti.

Alvaro e Garcia si erano precipitati verso la porta.

Dei guerrieri fuggivano a rompicollo nascondendosi entro le capanne o rifugiandosi nella foresta, mentre in mezzo alla piazza, ancora circondato da una nuvola di fumo, giaceva un cadavere.

– Hanno scaricato il fucile! – esclamò Alvaro. – Vi è un morto laggiù.

– Che incolpino ora noi della disgrazia, signore? – chiese Garcia.

– Vedo il fucile presso quel morto e anche il bariletto delle munizioni ed i sacchetti delle palle. Approfittiamo della fuga dei selvaggi per impadronircene. Con un'arma da fuoco nelle mani, potremo tener testa a questi bruti.

Seguìto dal mozzo si diresse verso il centro della piazza dove giaceva il cadavere e s'impadronì del fucile caricandolo precipitosamente.

L'indiano che aveva fatto partire la scarica, era stato ucciso sul colpo. Aveva ricevuto la palla in un occhio e la scatola ossea era stata attraversata dal grosso proiettile, uscendo dietro la nuca.

Vedendo comparire i due pyaie, alcune teste cominciavano a mostrarsi, ma nessuno osava ancora uscire.

Quello sparo e la morte fulminante del selvaggio, doveva aver