Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/212

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– Ah! Diavolo! – brontolò Alvaro. – È un animale che ha gli occhi d'un gatto. Sarà qualche felino e chissà, una di quelle bestie che abbiamo veduto presso quel fiume. Cattivo vicino, se è affamato.

Senza voltarsi e senza lasciare il fucile che aveva già puntato verso quei due punti luminosi, con un piede urtò il mozzo dicendogli:

– Su, Garcia... svegliati.

Il ragazzo che dormiva con un solo occhio, da vero marinaio, fu pronto ad alzarsi.

– Che cosa c'è signore? – chiese. – Un altro liboia?

– Pare che sia un grosso gattone – rispose Alvaro.

– Ah! I brutti occhi! – esclamò il mozzo. – E sono fissi su di noi, signore.

– Ma non osano avanzarsi.

– Voi che siete un valente tiratore, mandate una buona palla a quella bestia.

– Per attirare l'attenzione degli eimuri? E chi mi assicura che non stiano cercandoci? No, almeno fino a che quella bestiaccia non ci assale.

La belva, giacché doveva essere tale, conservava una immobilità assoluta, senza stornare gli sguardi dai due naufraghi.

Passarono così parecchi minuti, poi i due punti luminosi improvvisamente scomparvero e nel silenzio della notte s'udì a echeggiare sinistramente un rauco miagolìo che terminò in una specie di ululato che fece raggrinzare la pelle al mozzo.

Per alcuni istanti si udirono le foglie a scrosciare, poi ogni rumore cessò.

– Che abbia avuto paura del vostro fucile, signore? – chiese Garcia.

– Certo, qualcuno lo avrà avvertito che io sono l'Uomo di fuoco – rispose Alvaro, ridendo. – La mia fama è giunta perfino agli orecchi delle belve.

– Il fatto è che quell'animale se n'è andato.

– Purché non cerchi invece di sorprenderci? Noi però non passeremo accanto a quel macchione, anzi volgeremo le spalle. La luna s'innalza. Andiamo, Garcia. Mi preme sapere che cosa è avvenuto del capo degli eimuri.

Stettero qualche istante in ascolto e non udendo più alcun rumore, lasciarono l'albero, avviandosi lentamente verso il luogo dove il liboia aveva assalito il capo.