Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/238

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di Solis, che si mostrava contentissimo di quella raccolta. – Non speravo di trovare su questo isolotto delle piante così preziose. Ah! Se si potesse trovare anche del tabacco! È parecchio tempo che non ne fumo.

– Che cos'è? – chiese Alvaro.

– Già, mi dimenticavo che in Europa non lo si conosce ancora. Quando torneremo fra i tupinambi ve lo farò provare e ci prenderete gusto ad aspirare il fumo aromatico di quelle foglie. Signor Viana, le pentole sono già raffreddate e altro non chiedono che di essere riempite d'acqua.

– Coi tatù insieme – rispose il mozzo.

– Gettali dentro dunque – disse Alvaro. – Un sorso di brodo farà bene a Diaz.

– Ed il matè mi rinforzerà meglio – disse Diaz. – Ah! Occorre una cuia. Ne avete veduto nella vostra escursione.

– Delle zucche, vorrete dire? – chiese Alvaro.

– Sì e anche un cannuccio di bambù.

– Posso trovare la cuia e anche i bambù.

– Oh!

– Che cosa volete ancora?

– Là, guardate quelle foglie.

– Vedo.

– Strappatele e scavate.

– Che cosa si troverà sotto?

– Dei tuberi eccellenti che non sono velenosi come la manioca.

– E sarebbero.

– Ma... gl'indiani li chiamano manihot. So che sono buonissimi specialmente cucinati nel brodo.

– Quest' isola è un paradiso terrestre!

– Meglio per noi, signor Viana.

– Felice paese dove basta abbassarsi per avere tutto il necessario per vivere. Ed io che lo aveva chiamato ingrato!

Garcia che aveva ascoltate quelle parole, in quattro salti si era slanciato verso quelle foglie che crescevano quasi a fior di terra e si era messo a scavare il suolo servendosi del coltello.

Non tardò molto a mettere allo scoperto parecchi tuberi grossi come le nostre patate, che portò subito presso il fuoco.