Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/245

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lungamente testa ai cacciatori i quali non sempre escono vittoriosi da quelle lotte.

Il puma, che doveva essere affamato e che non si era ancora accorto della presenza dei due naufraghi, continuava ad arrampicarsi senza però dimostrare eccessiva fretta, punto preoccupato delle grida delle scimmie e dei rami che gli venivano scagliati addosso.

Di quando in quando anzi si fermava e guardava sotto di sé mandando un euuu... rauco che ripeteva più volte.

– Non vorrei trovarmi al posto delle scimmie – mormorò Alvaro curvandosi verso il mozzo, il quale seguiva con vivo interesse la manovra della belva.

– Che riesca a raggiungerle?

– S'arrampica meglio d'un gatto. Fra qualche minuto avrà la sua preda.

– E noi lo lasceremo commettere quell'assassinio?

– T'interessi per quelle scimmie? Farò fuoco sull'animale ma dopo, quando si sarà impadronito della preda. Così d'un colpo solo prenderemo l'una e l'altra.

Il coguaro aveva raggiunto la cima del tronco e con un salto immenso si era slanciato fra i rami, cadendo così leggermente da non far nemmeno oscillare le foglie più vicine.

Le scimmie vedendolo così vicino si erano date alla fuga, cercando di raggiungere le cime più elevate, quando il coguaro, che non ci teneva a spingersi più in su, con un secondo salto piombò sulla meno lesta spezzandole di colpo la colonna vertebrale prima e squarciandole poi il collo.

Con una zampa la rovesciò sul ramo per impedirle di cadere, poi applicò le labbra sulla ferita della gola, succhiando avidamente il sangue che sgorgava in abbondanza.

– A me ora – disse Alvaro.

Aveva puntato l'archibugio e stava mirando, quando udì un leggero sibilo e vide un sottile cannello attraversare l'aria e piantarsi nel fianco sinistro del coguaro.

Questi aveva subito interrotto il suo pasto, guardandosi intorno.

Vedendo il cannello lo spezzò coi denti, poi si rimise a succhiare come se fosse stato punto da qualche mosca importuna.

Alvaro aveva abbassato prontamente il fucile.