Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/278

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L'aldèe dei tupy scoperta da Rospo Enfiato, doveva essere una delle più importanti della tribù, a giudicarla dallo spazio racchiuso dalla doppia cinta e dal numero considerevole di abitazioni che sorgevano nel suo interno.

– È là che risiede il gran capo dei tupy – disse l'indiano. – È una vera fortezza che i guerrieri della mia tribù non hanno mai osato assalire.

– E noi? – chiese Diaz.

– Noi?... Tre uomini possono passare là dove centinaia e centinaia di guerrieri non riuscirebbero ad aprirsi un passaggio, anche usando la forza.

– Ma noi non sappiamo dove i tupy custodiscono mio figlio, il piccolo pyaie – disse il marinaio. – Conosci tu la disposizione interna dell'aldèe?

– No.

– Hai qualche piano nel tuo cervello?

– Sì.

– Parla dunque.

– Abbiamo bisogno d'un prigioniero.

– Per interrogarlo?

– E perché ci guidi al carbet dei prigionieri destinati ai banchetti dei guerrieri.

– Dove prenderlo?

– Tutte le mattine i ragazzi e le donne delle tribù lasciano l'aldèe per recarsi a prendere acqua. Cerchiamo lo stagno od il ruscello che alimenta la popolazione del villaggio. Non sarà difficile trovarlo.

– Ed il primo che giunge noi lo assaliamo.

– Il gran pyaie bianco sa leggere i miei pensieri – disse Rospo Enfiato.

– Cerchiamo dunque lo stagno od il ruscello ed un posto adatto per imboscarci.

– I pyaie bianchi mi seguano.

L'indiano, guidato dal suo istinto meraviglioso, rientrò nella foresta volgendo le spalle all'aldèe dei tupy, e mettendosi in cerca della fonte e del ruscello, poiché i brasiliani hanno l'abitudine di innalzare i loro villaggi in prossimità d'una palude o d'un corso d'acqua.

Vagò attraverso la foresta per qualche ora, soffermandosi di quando in quando per osservare il terreno, fino a che giunse sulle