Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/326

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il sud. L'alba non comparirà prima di due ore e protetti da questa oscurità forse potremo sfuggire ancora ai nostri nemici. Coricati presso di me e aspettiamo.

Si sdraiarono sul fondo della canoa, appoggiando le gravatane sulla prora, decisi a far uso delle loro terribili frecce.

Le quattro scialuppe s'accostavano con precauzione, su una sola fronte, mantenendo una distanza di trenta e quaranta passi l'una dall'altra.

Erano più lunghe e più larghe di quella montata dai fuggiaschi e ognuna portava non meno di una dozzina di selvaggi.

Sulle panche si vedevano gravatane e mazze da guerra.

– Chi sono? – chiese sottovoce Diaz.

– Tupy – rispose Rospo Enfiato.

– Come mai quei cani si trovano qui?

– Ci hanno seguìti lungo il fiume senza che noi ce ne accorgessimo.

– Sono ben furbi quei bricconi.

– Vedremo se saranno capaci di prenderci.

– Non mi lascerò divorare senza aver prima consumate tutte le mie frecce e ne ho almeno una quindicina.

– Ed io altrettanto – rispose l'indiano.

Le canoe erano giunte dinanzi ai paletuvieri, e si erano riunite, ad una sessantina di passi dal luogo ove si trovavano nascosti i due fuggiaschi.

– Sbarchiamo qui? – aveva comandato un indiano.

– Sì – aveva risposto un altro che doveva essere il capo della spedizione a giudicarlo dal diadema di penne di tucano che portava sulla testa. – Devono aver preso terra su questo isolotto. Dividiamoci in due drappelli e lasciate uno di noi a guardia delle canoe.

Legarono i legnetti ad un tronco d'un paletuviero, poi, passando di ramo in ramo, i quaranta o cinquanta guerrieri scesero sull'isolotto.

– Preparerò loro un bel tiro – mormorò Rospo Enfiato agli orecchi di Diaz.

– Che cosa vuoi fare?

– Impedire loro di seguirci.

– In quale modo?

– Lo vedrai.