Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/334

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Diaz, col cuore stretto da una profonda angoscia, incoraggiava i tupinambi ad affrettarsi.

Correvano come cervi, colle mazze in pugno, anelanti di carneficina, assetati di sangue. Il nemico secolare era là e stava forse per opprimere quel terribile Uomo di fuoco, quel semi-dio che possedeva la folgore celeste.

Attraversano la pianura con slancio irresistibile e piombano sulle porte delle cinte, non più guardate dai tupy, che si sono tutti rovesciati sulla piazza dell'aldèe, per opprimere i pyaie dalla pelle bianca che hanno ucciso il capo della tribù.

Le porte, fracassate, scardinate dalle pesanti mazze dei tupinambi cadono sfasciate e Diaz alla testa delle prime squadre irrompe attraverso i carbet fra un urlìo furioso ed incessante.

L'assalto è così improvviso e così rapido, che quando i tupy s'accorgono della presenza dei loro avversari, questi sono già entrati nel villaggio.

Un combattimento furioso s'impegna nelle viuzze dell'aldèe. I tupy accorrono da tutte le parti in difesa dei loro carbet, travolgendo le donne ed i fanciulli fuggenti, mentre altri tengono testa all'Uomo di fuoco ed al mozzo che sparano all'impazzata presso la capanna fiammeggiante.

Da tutte le parti si combatte a colpi di mazza e di scure fra un fracasso infernale. I tupy, quantunque inferiori di numero e già demoralizzati dalle fucilate dell'Uomo di fuoco, si difendono coll'energia che infonde la disperazione; ma perdono terreno dinanzi agli attacchi fulminei dei tupinambi.

Diaz che ha udito le fucilate rimbombare sulla piazza, raccoglie un pugno di valorosi e con Rospo Enfiato si slancia in quella direzione dove il carbet dei prigionieri fiammeggia sempre come una torcia colossale spandendo intorno bagliori sanguigni.

Sfondano le linee dei tupy già sconnesse e si scagliano verso l'aldèe, tutto rovesciando sul loro passaggio.

Un uomo, con a fianco un ragazzo, spara fra i vortici di fumo e i tizzoni infiammati che cadono da tutte le parti.

– Alvaro! – urla Diaz. – I tupinambi!

Il signor Viana, nero di fumo e di polvere, lascia cadere l'archibugio e si getta nelle braccia di Diaz.

In quel momento una freccia colpisce il marinaio in un fianco.

– Sono morto! – grida. – Il vulrali!