Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/335

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Si strappa rabbiosamente la freccia, ma cade subito fra le braccia del portoghese e di Rospo Enfiato.

– Mio povero amico! – esclamò Alvaro colle lagrime agli occhi.

Il marinaio fece un gesto d'addio, poi mormorò:

– I sotto-capi! A me! Caramurà!

I tupinambi giungevano da tutte le parti. I tupy, completamente sconfitti avevano già evacuato il villaggio fuggendo nei boschi vicini.

Un grido di furore era sfuggito da tutti i petti vedendo il gran pyaie della tribù a terra. Il disgraziato aveva alle labbra una schiuma sanguigna e guardava Alvaro cogli occhi semispenti.

Colla mano fece cenno ai sotto-capi di accostarsi e additando Alvaro che piangeva come un fanciullo al suo fianco.

– L'Uomo di fuoco – balbettò. – Il capo dei tupinambi... l'invincibile.

Prese le mani d'Alvaro e di Garcia e cercò di sorridere un'ultima volta.

– Addio – mormorò con voce appena distinta. – Il vulrali non perdona.

Cercò di rialzarsi poi d'un tratto ricadde.

Diaz, il gran pyaie dalla pelle bianca, era morto!