Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/68

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


– È vero, signore – rispose il mozzo. – L'ho osservato anch'io.

– Che cosa possa essere?

– Che sia qualche indiano, signore?

– Sì, con una coda che potrebbe fracassarti le gambe – disse Alvaro. – È un altro brutto bestione.

– Una bestia?...

– Un caimano od un alligatore.

– Con tutte quelle piante sul dorso?

– So che quei rettili di quando in quando si seppelliscono nel fango e che vi rimangono parecchio tempo in una specie di torpore profondissimo sicché la piante che coprono il fondo delle paludi crescono anche fra le scaglie di quegli anfibi.

– Sono pericolosi?

– Talvolta, ma non dobbiamo spaventarci, Garcia. Eppoi non vedi che gira al largo senza fare attenzione a noi? Ah! I begli uccelli! Se provassi a fare un buon colpo?

– E la detonazione?

– Non abbiamo veduto finora altri indiani, quindi possiamo provare.

Una nuvola di tucani con becco quanto come l'intero corpo, passava a cinquanta passi dai naufraghi.

Alvaro che aveva già al mattino caricato il fucile a pallettoni, mirò in mezzo al gruppo e fece fuoco.

Cinque o sei volatili caddero morti o feriti sopra un isolotto che si trovava a pochi passi dalla riva.

Il mozzo si era slanciato risolutamente in acqua, avendo osservato che il fondo si trovava solamente a qualche metro.

Ci teneva troppo all'arrosto per lasciarselo sfuggire.

Si era appena immerso e aveva percorsi una diecina di metri, quando un grido gli sfuggì, un grido che fece gelare il sangue ad Alvaro.

– Signore, aiuto!


6.

IL GIBOIA DELLE PALUDI


Le savane dell'America meridionale sono pericolosissime e lo sanno bene gl'indiani i quali prima di attraversarle si assicurano prudentemente della natura del fondo per non farsi inghiottire.