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158 la città dell'oro

— Le formiche fiammanti!... — esclamò il dottore. — Se non fuggiamo siamo perduti!...

— Sono terribili?... — chiese Alonzo.

— Ti copriranno il corpo di vesciche grosse come uova e ti faranno impazzire pel dolore, se non preferiscono strapparti di dosso la carne pezzetto a pezzetto.

— Mille fulmini!...

— Fuggiamo!...

— Ma i pecari?...

— Ecco che battono in ritirata!... A terra!...

I pecari infatti, vedendo comparire l’avanguardia delle fiammanti, dopo una breve esitazione s’erano dati ad una fuga precipitosa, scomparendo con fulminea rapidità. Alonzo ed il dottore non esitarono più. Si lasciarono cadere a terra, raccolsero il fucile e fuggirono a tutte gambe nel folto della foresta.

Non si arrestarono che mezz’ora dopo, in mezzo ad una inestricabile confusione d’alberi, di bambù e di liane, che impediva loro di proseguire.

Sotto quelle cupe ombre non si udivano più nè grida di scimmie, nè grugniti di pecari, nè cicalecci d’uccelli; solamente echeggiavano di tratto in tratto, sulle più alte cime degli alberi, dei fischi acuti simili a quelli che lanciano le barche a vapore, emessi da alcune grosse cicale.