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Smarriti nella foresta vergine 169

— E da che cosa lo arguite?

— Hai udito nessun colpo di fucile tu?

— No, dottore.

— Credi tu che don Raffaele sia uomo da lasciar tacere il fucile per sette od otto ore?

— Lui!... Un cacciatore famoso!... No, dottore.

— Allora vuol dire che noi siamo tanto lontani da non poter più udire le fucilate che si sparano sulle rive del Cassanare.

— Diamine!... Mi mettete indosso delle inquietudini. Che ora abbiamo?

— Sono le due di già.

— Mangiamo un boccone e poi mettiamoci in marcia.

— Credo che sia la cosa migliore. Se questa sera non ritroviamo i compagni, passeremo una brutta notte, Alonzo.

— Minaccia forse qualche uragano?

— No, ma avremo da fare coi coguari e coi giaguari.

— Bah!... Contro quelli ci difenderemo. Devo scuoiare il formichiere?

— Perderemmo un tempo prezioso. Contentiamoci delle provviste che abbiamo portate con noi.

— Sia pure. Le costolette l’assaggeremo questa sera.