Pagina:Salgari - La Città dell'Oro.djvu/206

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
198 la città dell'oro

— Cercheremo di fare qualche cosa per lui, ma se le tribù dei figli del Sole rifiutano di accettarlo come capo, se la sbrigherà da solo.

Un urto violentissimo che per poco non capovolse la scialuppa, li fece cadere l’uno addosso all’altro, troncando di colpo la conversazione.

— Mille fulmini! — esclamò Alonzo, rialzandosi prontamente. — Cosa succede?

— Yaruri, abbiamo urtato? — chiese don Raffaele.

— Ma no, padrone — rispose l’indiano. — Non vi sono rocce, nè bassifondi dinanzi a noi.

Un nuovo urto, più potente del primo fece indietreggiare la scialuppa e la rovesciò sul babordo, facendole imbarcare parecchie ondate.

Don Raffaele ed i suoi compagni, impugnate delle scuri e dei fucili si precipitarono verso prua e videro una massa enorme agitarsi dinanzi alla scialuppa.

— Un lamantino! — gridò il dottore. — Mano alle scuri ed ai fucili!