Pagina:Salgari - La Città dell'Oro.djvu/229

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Ancora i segnali misteriosi 221

— Sì, perchè ho udito il loro segnale.

— Hai ucciso qualcuno?

— Non lo so, ma ho udito un grido.

— Dov’è il canotto?

— È fuggito verso la foce.

— Bisogna inseguirlo.

— Ma il vento è debole — osservò Alonzo.

— Non importa; avanti!

Ripiegarono in fretta le amache, sciolsero le vele e presero prontamente il largo, spingendo la scialuppa fra le onde del Meta. Don Raffaele ed Alonzo si erano collocati a prua muniti di lunghi remi per evitare le scogliere ed i banchi sabbiosi, mentre Yaruri si era messo alla barra.

La corrente del Meta si riversava nell’Orenoco con furia estrema, respingendo le acque del grande fiume, le quali si sollevavano in cavalloni altissimi. Si udivano scrosci, e muggiti formidabili echeggiare per ogni dove, mentre s’alzava una nebbia umidissima che ricadeva poi sotto forma di pioggia.

Don Raffaele ed i suoi compagni aguzzavano gli orecchi e gli occhi colla speranza di udire ancora il segnale o di scoprire il canotto, ma invano. Lo strepito della corrente copriva qualunque altro rumore e l’oscurità era troppo profonda per poter scorgere una