Pagina:Salgari - La Città dell'Oro.djvu/244

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
2326 la città dell'oro

La scialuppa, sotto un deciso e più vigoroso sforzo, superò l’ultimo e più ripido pendìo della cateratta e s’ormeggiò a fianco d’un isolotto sul quale crescevano due solitarie cari, specie di palme spinose con folto fogliame.

— Finalmente! — esclamò don Raffaele. — Siamo passati a dispetto del loro tentativo per farci naufragare.

— Ma quale ostacolo avevano messo nel passaggio? — chiesero Alonzo ed il dottore.

— Avevano tesa una fune vegetale fra due scogli.

— Magro ostacolo — disse Alonzo.

— Ma che poteva tornarci fatale — rispose don Raffaele. — Se voi cedevate, la corrente ci trascinava addosso alle scogliere e per la nostra imbarcazione era finita e fors’anche per noi.

— E più c’inoltreremo altri ostacoli ci opporranno — disse Velasco. — Si vede che sono decisi ad arrestarci.

— Ma se sperano di rinnovare il tentativo alla cateratta di Maipuri, s’ingannano — disse don Raffaele. — Procederemo cauti e prima esploreremo le scogliere.

— Ma è ancora molto lontana questa Città dell’Oro? — chiese Alonzo.