Pagina:Salgari - La Città dell'Oro.djvu/28

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20 la città dell'oro

aveva mai avuto un parente presso di sè, aveva pensato di chiamare un suo cugino che dimorava alla Florida, un giovanotto di diciott’anni di bell’aspetto, valente cacciatore, avido di viaggi e di avventure, ma fino allora poco fortunato, poichè aveva veduto distruggere le sue piantagioni da una rivolta d’indiani seminoli. Ed appunto quel giorno Alonzo, il cugino desiderato, era giunto e per festeggiare il suo arrivo aveva organizzato quella caccia al giaguaro che sarebbe terminata drammaticamente senza il provvidenziale intervento dell’indiano Yaruri.

Quando i due cugini giunsero alla piantagione cadeva la sera. Gli schiavi stavano per ritirarsi nelle loro capanne per prepararsi la cena; solamente la distilleria ancora fiammeggiava spandendo all’ingiro, per un tratto immenso, i suoi effluvii alcoolici.

La comparsa di Yaruri parve però che destasse una agitazione fra un gruppo d’indiani occupati a prepararsi il pasto serale all’aperto. Furono veduti alzarsi rapidamente, additarselo l’un l’altro e scambiarsi delle rapide parole.

Ma nè don Raffaele, nè Alonzo, nè Yaruri vi avevano fatto caso e si diressero verso l’abitazione, sulla cui soglia un uomo di bassa statura ma assai membruto, colla pelle oscura che aveva dei riflessi ramigni, con