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292 la città dell'oro

— Cosa vuoi dire? — chiese il piantatore, un po’ sorpreso da quell’esordio inaspettato.

— Io ho mantenuto fedelmente la parola e ti ho condotto sulla via che conduce a quella famosa Città dell’Oro che i tuoi compatrioti, da secoli, invano cercano. Io tradisco la mia tribù, tradisco il segreto da tanti anni celato agli uomini della tua razza; forse io sarò il distruttore dei miei fratelli, dei figli di quegli uomini che scesero dalle lontane regioni ove il sole tramonta per sfuggire all’oppressione degli uomini bianchi, e tutto questo per vendicarmi di Yopi. Ora esigo da te, padrone per oggi, ma non domani perchè sono indiano libero, che mi aiuti nella mia vendetta.

— Parla, Yaruri, — disse don Raffaele.

— Sei sempre risoluto a seguirmi?

— Sempre.

— E ad aiutarmi nella rivendicazione dei miei diritti?

— E quali sono?

— Diventare capo supremo dei figli del Sole, innanzi a tutto.

— Noi ti aiuteremo nel limite delle nostre forze.

— Ed a uccidere Yopi.

— Questo è affare tuo e noi di ciò non c’immischieremo.

L’indiano parve sorpreso da quella risposta, ma dopo alcuni istanti di riflessione, disse: