Pagina:Salgari - La Città dell'Oro.djvu/315

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L'incantatore di serpenti 307


L’indiano additò la vetta d’un’alta montagna, che si distingueva nettamente sul fondo del cielo illuminato dalla luna.

— Là, — disse, — dietro quel colosso, si nasconde la Città dell’Oro.

— Quante ore dovremo navigare, prima di giungervi?

— Domani, all’alba, toccheremo terra, se resisterete.

— Non lasceremo i remi.

— Allora domani sera giungeremo a Manoa.

— Ecco una parola che fa battere il cuore! — esclamò Alonzo. — E tu ci assicuri che vi è molto oro in quella città.

— Tetti d’oro, colonne d’oro e palazzi che possono rivaleggiare coi vostri — disse l’indiano con orgoglio.

— Ti credo, Yaruri — disse il dottore. — Gli antichi peruviani, all’epoca della scoperta dell’America, costruivano i loro palazzi e le loro fortezze meglio degli europei.

— Sembra incredibile, dottore.

— Eppure è vero, Alonzo. Gli spagnoli trovarono delle costruzioni da rimanere sbalorditi e delle fortezze che se fossero state difese da bravi soldati, i conquistatori mai avrebbero potuto avere nelle loro mani. Sappi che la fortezza di Cusco era fabbricata con pietre