Pagina:Salgari - La Città dell'Oro.djvu/336

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
328 la città dell'oro

volteggiavano immense colonne di scintille. I serpenti, consci del pericolo, fuggivano da tutte le parti emettendo fischi di collera, cercando di raggiungere la foresta protettrice. Già le prime falangi, raggiunte dal fuoco, s’arrostivano spandendo all’intorno un puzzo nauseante.

Yaruri ed i tre bianchi retrocedevano correndo, facendo sforzi sovrumani per non farsi raggiungere dai rettili più agili, i quali balzavano come se avessero le zampe. La temperatura cominciava a diventare ardente e sopra ai fuggiaschi cadevano miriadi di scintille e nubi di cenere caldissima. Le loro provviste di polvere minacciavano di saltare in aria. Come se quell’incendio non bastasse, gl’indiani avevano abbandonata la montagna e si udivano a vociferare al di là delle erbe ardenti.

— Presto, presto! — gridava don Raffaele. — Bisogna raggiungere la foresta prima degli indiani.

Non avevano da percorrere che seicento metri, ma anche dinanzi a loro le erbe cominciavano a prendere fuoco. Le scintille che cadevano in tutte le direzioni, causavano altri incendi.

La loro ritirata si cangiò allora in una fuga disperata. Non correvano più in gruppo serrato, ma dispersi per giungere più presto ai primi alberi.