Pagina:Salgari - La Città dell'Oro.djvu/36

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28 la città dell'oro

struzione dell’impero peruviano per opera del Pizzarro e d’Almagro. Narrasi che dopo l’assassinio di Atabalipa, lo sventurato imperatore fatto bruciare vivo dai due feroci conquistatori, un figlio di costui uscisse dall’impero assieme ad un grosso numero di sudditi e con delle ricchezze immense, e che andasse a stabilirsi fra l’Orenoco e l’Amazzone. Non si è mai potuto sapere il nome di quel principe, ma si crede che fosse il quarto figlio di Atabalipa. Pochi anni dopo cominciarono a divulgarsi le voci dell’Eldorado. Si diceva, dagl’indigeni dell’Orenoco, che una potente nazione venuta dal Sud, i cui uomini indossavano delle vesti a vivaci colori, era andata a stabilirsi sulle loro terre scacciandoli a viva forza e che aveva fondata una città detta Manoa, con palagi superbi che avevano i tetti d’oro e le colonne pure d’oro. Quegli stranieri si facevano chiamare Eperomerii od orecchioni. Dove quella città fosse precisamente situata nessuno lo sapeva, ma tutti ne parlavano.

— Dunque nessuno l’ha mai veduta — disse Alonzo. — Allora c’è da dubitare della sua esistenza.

— Un momento, giovanotto — disse il dottore. — Vi è chi l’ha visitata.

— Un uomo bianco forse?

— Un nostro compatriota.