Pagina:Salgari - La Città dell'Oro.djvu/78

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70 la città dell'oro

passi, si manteneva priva di abitanti, quantunque il dottore e don Raffaele non ignorassero che quella regione era una delle più popolate, essendo occupate dalla grande tribù degli Ottomachi, la quale si estende dalla foce del Sinaruco a quella dell’Apure. Non mancavano però nè gli animali nè i volatili: sugli alberi, veri eserciti di scimmie si dimenavano urlando, eseguendo esercizi straordinari, lanciandosi di ramo in ramo con agilità meravigliosa ed in alto volavano bande d’uccelli d’ogni specie.

Si vedevano drappelli di mono, piccole scimmie grigie, colle gambe e le braccia smisurate ed il corpo così magro che vedute in movimento si scambiano benissimo per ragni giganteschi, anzi appunto per ciò furono chiamate anche scimmie-ragno: poi bande di shau, scimmiottini grossi quanto uno scoiattolo chiamati anche marachine, che hanno il pelame rosso ed una splendida criniera fulva come i leoni; tribù di prego, voracissime e che producono alle piantagioni danni incalcolabili avendo la manìa del saccheggio; poi stormi di maithaco, piccoli pappagalli assai ciarlieri, colla testa turchina ed il dorso giallo, altri flagelli delle piantagioni, che devastano ogni specie di raccolto; di canindè, altri pappagalli ma assai più grossi, colle ali azzurre ed il ventre aranciato; di tucani, uc-