Pagina:Salgari - La Città dell'Oro.djvu/83

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Un fuoco sosapetto 75

L’indiano mise la prua verso la foce del fiume, mentre i due cugini si preparavano ad ammainare la randa, essendo i due fiocchi sufficenti per spingerli alla sponda.

Yaruri, pur manovrando, dava continui segni d’inquietudine. Si alzava di frequente per abbracciare maggior spazio e spingere gli sguardi più lontani, fiutava ostinatamente l’aria e crollava il capo come un uomo che ha dei forti dubbi.

Pure la sponda sinistra dell’Orenoco era perfettamente tranquilla e pareva che nulla di sospetto celasse. Gli uccelli, appollaiati sugli alberi, continuavano a cicalare in piena sicurezza, e le scimmie si dondolavano all’estremità degli alberi, senza dare segni d’inquietudine. Cosa poteva adunque temere l’indiano, se gli abitanti della foresta si mantenevano tranquillissimi?

La scialuppa, spinta dalla brezza che aumentava col calare del sole, giunse ben presto alla foce del Capanaparo e si arenò dolcemente ai piedi d’un gruppo gigantesco di jupati (raphia), splendide palme, speciali dell’Orenoco e dell’Amazzone, che hanno delle foglie in forma di piume lunghe perfino cinquanta piedi, ossia sedici o diciassette metri!... Sono alberi tutte foglie, poichè il loro tronco è così breve che appena esce da terra, innalzandosi a malapena cinquanta centimetri o tutt’al più un metro.