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I mangiatori di terra 91

— Per che cosa sapere? — chiese don Raffaele.

— Se ha veduto passare degli indiani armati di fucile.

— L’idea è buona. Metti la prua verso quel fiumicello, Yaruri.

La scialuppa virò di bordo e poco dopo si trovava bordo contro bordo colla montaria. Alonzo ed i suoi due compagni s’aggrapparono ai pali e si issarono sulla piattaforma che serviva di base alla capanna.

Bastò a loro uno sguardo per convincersi che quell’abituro era deserto. Qualcuno però doveva abitarlo perchè sospesa a due pali vi era un’amaca di fibre di tucum abilmente intrecciate ed in un canto parecchie cuia, ossia specie di zucche tagliate a metà e ben seccate, delle quali gl’indiani si servono come recipienti.

Alonzo però, che frugava dappertutto, scoprì sotto un folto strato di foglie due piramidi di pallottole grigio-giallastre, un po’ più grosse delle uova d’oca e che parevano composte d’una specie d’argilla grassa.

— A cosa servono queste palle? — chiese stupito.

— Quelle palle indicano che il proprietario di questa capanna è un ottomaco — disse il dottore.

— Ma cosa sono?

Poya.

— Ora ne so quanto prima, dottore.

— Allora ti dirò che costituiscono la riserva degli indiani ottomachi,