Pagina:Salgari - La Sovrana del Campo d'Oro.djvu/14

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Per quattro o cinque minuti le offerte si moltiplicarono salendo fino ai quarantamila dollari. Parecchi giovani avevano preso parte alla gara, e quando il bruno l’aumentò d’un colpo solo di altri diecimila, un profondo silenzio successe nella sala.

La Sovrana del Campo d’Oro era incontrastabilmente bella, ma anche cinquantamila dollari rappresentavano una bella somma. Quella cifra aveva smorzato l’entusiasmo degli spettatori.

Già pareva che più nessuno osasse aumentarla, quando una voce tonante e sgradevole, ruppe improvvisamente quel silenzio, gridando in un pessimo inglese:

— Offro sessantamila dollari!...

Fu un colpo di fulmine e tutti si volsero per vedere quel pazzo che aumentava un prezzo già enorme.

Un grido di stupore, seguito subito da una serie d’esclamazioni, sfuggì da tutte le bocche, poi fra la folla vi fu un movimento burrascoso. Tutti si ritraevano da quell’offerente dell’ultimo momento, facendo gesti d’indignazione, come se avessero paura di prendersi la peste.

Miss Annie stessa aveva fatto un gesto di disgusto ed aveva lanciato verso il giovane uno sguardo disperato, come per dirgli:

— Salvatemi!...


II


Il Re dei Granchi


L’uomo da cui tutti si ritraevano, senza prendersi la briga di nascondere il loro disgusto, era un individuo di statura alta e assai tarchiata, con spalle larghe, braccia corte e muscolose ed il ventre assai prominente.

Dimostrava una cinquantina d’anni ed era ben poco attraente con quella testa grossa, coperta da un ampio cappello di paglia a forma di fungo, con quella pelle nera, gli occhi grossi, lucenti come se fossero di porcellana, il naso schiacciato e quelle grosse labbra sporgenti, rosse come corallo, senza un pelo sul viso.

Invece d’indossare giacca e calzoni, come gli altri spettatori, il negro, poichè tale doveva essere, aveva una lunga tunica di seta rossa a fiori gialli e azzurri, con un drago ricamato in argenta in mezzo al petto, una fascia altissima pure di seta, sostenente una borsa dalla quale usciva il manico d’un ventaglio e calzava zoccoletti a punta rialzata, con suole di feltro molto spesse. Appariva insomma un robusto africano nella pelle d’un cinese. Come mai quel negro, invece di avere in testa la tuba, la camicia inamidata e magari guanti alle mani