Pagina:Salgari - La Stella Polare.djvu/133

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La mattina del 30 l'imboccatura della Dwina era in vista. Vi erano numerosi ghiacci presso la foce, ma non erano tali da opporre una seria resistenza.

Tutti erano saliti sul ponte. S. A. R. il Duca, Cagni, Querini, il dottor Cavalli, le quattro guide alpine, Cardenti e Canepa. S. A. R. aveva puntato il cannocchiale sulla città osservandola curiosamente, e si era fatto portare una macchina fotografica per prendere una veduta della foce del fiume.1

La Dwina, uno dei fiumi più rimarchevoli della Russia, sia per la lunghezza del suo corso, sia pel volume delle sue acque, si svolge placidamente, serpeggiando fra vaste pianure quasi deserte e poco coltivate.

Lungo le rive non si vedevano apparire che pochi gruppi di betulle, di pini, di abeti e grandi cespi di muschi, coperti ancora in parte di neve, e sulle rocce molti licheni. Anche qualche gruppetto di isbe, capanne russe formate per lo più di tronchi d'albero appena squadrati, apparivano di tratto in tratto. Dovevano essere tutte abitate poiché dei fili di fumo, che s'alzavano diritti come sbarre di metallo, disperdendosi lentamente per l'aria purissima, d'una trasparenza incredibile, sfuggivano dai camini.

Sul fiume però v'era già molto movimento. Di quando in quando la Stella Polare incontrava dei velieri diretti nel mar Bianco e numerose barche montate da contadini russi e cariche di pellicce e di derrate diverse acquistate ad Arcangelo.

Il capitano Evensen, a fianco del pilota che era già stato imbarcato alla foce del fiume, dava spiegazione ai membri della spedizione italiana, senza però perdere di vista la carta del fiume che aveva spiegata dinanzi a sé.

– Arcangelo è una città che ha un commercio immenso ma febbrile – diceva. – Bisogna che tutti approfittino dei pochi mesi in cui la città rimane sgombra dai ghiacci.

– Che saranno pochissimi?

– Ordinariamente lo sgelo comincia in giugno, però talvolta ritarda fino al luglio, con gravissimo danno del commercio e anche

  1. Credo che quella fotografia fosse poi donata al conte Oldofredi.