Pagina:Salgari - La Stella Polare.djvu/182

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Non si trattava di un vero campo di ghiaccio, né di un ice-berg. Era una flottiglia di hummoks, ossia di montagnole di pochi metri, staccatesi da qualche palk e che andavano lentamente alla deriva, urtandosi rumorosamente tra loro. Ve n'era almeno un centinaio, tutte di poca elevazione e di debole resistenza, assolutamente incapaci di opporre qualsiasi ostacolo all'avanzarsi della nave.

– Sono questi i famosi monti di ghiaccio? – chiese Cardenti, con disprezzo.

– Andresen – disse Hansen, il velaio. – Se le barriere di ghiaccio che circondano le terre artiche sono come queste, noi andremo molto lontano, mio caro. Le tue paure mi pare purtroppo che siano esagerate.

– Non correre tanto, velaio – rispose il nostromo. – Domanda al signor Stökken, che non è al suo primo viaggio, cosa ne pensa.

– Questi hummoks non sono che le avanguardie delle vere montagne – rispose il primo macchinista. – Quando saliremo più al nord, vedrai dei massi di ghiaccio che ti faranno impallidire.

– Vere montagne, avete detto?...

– E di dimensioni enormi, mio caro Hansen.

– È vero signore? – chiese la guida Ollier, che aveva compreso, volgendosi verso il tenente Querini che gli si trovava a fianco, intento a osservare i ghiacci.

– Il signor Stökken ha ragione – rispose l'ufficiale, il quale, al pari degli altri, cominciava a capire un po' la lingua norvegese. – Più al nord noi troveremo un numero infinito di montagne galleggianti.

– La cosa mi sembra molto strana, signore – disse la guida.

– E perché, mio bravo Ollier?

– Che vi siano dei banchi di ghiaccio, immensi finché si vuole, lo comprendo; ma non so spiegarmi come in pieno mare si possano formare delle montagne. Forse che sono onde gelate istantaneamente?

– Credete voi che vi possano essere delle onde alte quattro o cinquecento metri? – chiese il tenente, sorridendo. – Sappiate, innanzi tutto, che ordinariamente le onde non hanno, anche durante le grandi tempeste, che una elevazione di undici a tredici metri.