Pagina:Salgari - La Stella Polare.djvu/205

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riera di ghiaccio, la quale scintillava stranamente fra la nebbia. Era una vera muraglia, assolutamente inattaccabile e così compatta che i poderosi speroni delle moderne corazzate a nulla avrebbero giovato.

– Ci siamo – disse Andresen al tenente Querini. – Di qui non si passa!...

– E da poppa si avanzano altri ghiacci ancora!... – esclamò il tenente.

– Siamo quasi prigionieri, signore. Abbiamo alle spalle alcuni ice-bergs i quali pare che abbiano un desiderio vivissimo di piombarci addosso.

– Che perdano l'equilibrio?

– Qui le acque non sono ancora molto fredde e fondono facilmente la base di questi massi di ghiaccio. Compromesso così l'equilibrio, un brutto momento l'ice-berg fa un mostruoso capitombolo e guai alla nave che si trova vicino!... O viene schiacciata come una nocciola o sollevata dalle punte che emergono e rovesciata.

– E non si può indovinare quando quei colossi stanno per precipitare?

– Sì, signor tenente. Quando dalle sommità degli ice-bergs cadono dei frammenti di ghiaccio, i quali producono sull'acqua l'effetto di quei goccioloni che precedono un temporale di primavera, è segno non dubbio che sta per avvenire il capitombolo. Si può indovinarlo osservando gli uccelli marini che nidificano fra quei massi enormi. Quando fuggono tutti mandando acute strida, la nave che si trova presso la montagna natante deve prendere il largo precipitosamente.

– Udite quei goccioloni?

– No, signore – rispose Andresen. – Per ora gli ice-bergs che ci stringono da poppa non hanno alcuna intenzione di capovolgersi.

– Allora tutto va bene.

– Sì, pel momento – disse il nostromo ridendo.

La Stella Polare intanto manovrava in modo da non farsi cogliere fra i ghiacci che s'avanzavano da poppa e la barriera che le chiudeva la via del nord. Ora retrocedeva, ora poggiava a babordo ed ora a tribordo, sottraendosi destramente a quei bianchi fantasmi che erravano capricciosamente fra il denso nebbione.