Pagina:Salgari - La Stella Polare.djvu/238

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– Dei fiori appartenenti alla medesima specie di quelli che nascono sulle nostre Alpi. La flora polare non è gran che diversa da quella alpina. Ecco perché i vostri compagni sembrano meravigliati.

– C'è da stupire, signore. Ad una così enorme distanza trovare le medesime piante che nascono sui margini dei nostri ghiacciai!...

– Il clima non è molto differente, mio caro Ollier. Siamo in luglio e non abbiamo che 2°; sulle vostre montagne, in questa stagione, non ne avete che pochi di più. Continuiamo la nostra caccia. Questi uccelli si lasciano uccidere così facilmente!... Quale fortuna troverebbero qui i nostri arrabbiati cacciatori della laguna veneta!...

– Saranno mangiabili?... Io temo che puzzino di pesce.

– Il cuoco che abbiamo imbarcato ad Arcangelo saprà prepararli a perfezione. Se fosse quello norvegese che avevamo prima, non avrei alcuna fiducia, ma di questo canavesano sì. È veramente un eccellente cuciniere.1

– Signor tenente, se lasciassimo gli uccelli per la selvaggina più grossa? – disse la guida, che da qualche istante teneva gli sguardi fissi verso l'estremità occidentale dell'insenatura. – Vedo due grossi animali sdraiati su di un banco di ghiaccio. Sono usciti or ora dalle acque.

Il tenente, che si era alzato sulla punta dei piedi, guardò nella direzione indicata dalla guida e scorse infatti due grossi animali che si avvoltolavano in mezzo alla neve.

– Sono due morse – disse.

– Sì, signore – affermò una voce presso di loro.

Si volsero e si trovarono dinanzi a Stökken, il primo macchinista, il quale era pure sceso a terra armato di fucile.

– Volete venire anche voi? – chiese Querini.

– Pel momento non v'è nulla da fare a bordo, signor tenente – disse il macchinista.

– Allora andiamo.


  1. La Stella Polare ad Arcangelo aveva imbarcato un cuoco italiano, già appartenente al Regio Esercito, non essendo i membri della spedizione soddisfatti di quello norvegese.