Pagina:Salgari - La Stella Polare.djvu/254

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Bisogna andare innanzi e s'andrà, a dispetto degli ostacoli e delle pressioni.

S. A. R., dal ponte di comando, a fianco di Cagni e di Evensen, comanda intrepidamente la manovra.

Ha gli occhi a tutto e non cessa di dare comandi.

– Macchinista, a tutta forza!... Attenti all'urto!... Un altro canale al nord!... Avanti!...

La Stella Polare s'avanza faticosamente, ma senza tregua. Quando il ghiaccio non cede all'urto, indietreggia, prende lo slancio, poi si avventa ferocemente addosso all'ostacolo.

Gli alberi tremano fino alla scassa, i madieri gemono, i pennoni oscillano, gli oggetti dispersi pel ponte trabalzano, gli uomini cadono, i cani mandano ululati lamentevoli, ma la voce limpida e squillante del giovane Duca risuona sempre eguale:

– Avanti!

– Sì avanti, sempre avanti Savoia! – grida Cardenti, il bollente marinaio italiano.

Un altro banco viene attaccato, sminuzzato e la Stella Polare guadagna un altro canale, filando a tutto vapore.

– Ne avremo per un bel pezzo – mormora Andresen. – Riusciremo a trovare un po' di mare libero?

– Non avete speranza? – chiese il tenente Querini, che s'era spinto fino al castello di prora per rendersi conto dello spessore dei ghiacci.

– Temo, signore, che saremo costretti a tornare indietro. Vedo dei numerosi ice-bergs all'orizzonte e quei colossi non cederanno allo sperone della nostra nave.

– Vi possono essere dei canali.

– Lo dubito, signore – rispose il giovane mastro.

– Che siamo costretti a cercare un passaggio sulla Terra Alessandra?

– Pur troppo.

– Allora non incontreremo la Cappella.

– Può darsi che quella nave a quest'ora si trovi prigioniera.

– Orsù, non disperiamo ancora.

– Credo che vi sia poco da sperare, tenente – disse il capitano