Pagina:Salgari - La Stella Polare.djvu/255

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Evensen, che lo aveva raggiunto a prora. – Se un vigoroso colpo di vento non sbarazza il canale, saremo costretti a dare indietro.

– Cosa dice S. A. R.?

– Di continuare la lotta per ora. Pare che vi sia un canale libero verso il nord, però temo molto che noi riusciamo a raggiungerlo.

– Credete che vi sia mare libero più al nord?

– Sì, signor tenente.

– Allora continuiamo l'attacco.

La Stella Polare non si arrestava. Continuava ad assalire vigorosamente il pak, aprendosi lentamente la via.

Disgraziatamente di passo in passo che si avanzava, il ghiaccio opponeva maggior resistenza, aumentando di spessore. E questo non era il tutto.

Fra il pak v'erano degli ice-bergs, i quali presentavano una fronte assolutamente inattaccabile.

Dopo alcune ore di assalti incessanti e sempre più vigorosi, S. A. R. si convinse della inutilità di quegli sforzi. La Stella Polare s'era mostrata d'una solidità a prova di scoglio, come si suol dire dai marinai, però non si doveva abusarne.

Quegli urti incessanti potevano indebolire la ruota di prora e compromettere più tardi tutto lo scafo, quando forse si doveva aver da fare con le tremende pressioni.

Fu quindi deciso di ritornare senza indugio verso il sud e di cercare un passaggio lungo le coste meridionali della Terra Alessandra.

Questo progetto dispiaceva a tutti, poiché nel Canale Britannico vi erano maggiori probabilità di spingersi più rapidamente a settentrione e di trovare inoltre delle baie ben riparate per lo svernamento. Inoltre la Terra Alessandra era poco nota e per girarla occorreva un tempo relativamente lungo.

Non si poteva d'altronde fare diversamente dal momento che i ghiacci ostruivano completamente il Canale Britannico, impedendo l'avanzata.

La Stella Polare girò adunque di bordo, speronando i ghiacci che minacciavano di serrarlesi addosso e riprese la via del sud approfittando dei canali che aveva poco prima aperti.

Il tempo si era rischiarato, essendosi la nebbia diradata. L'atmo-