Pagina:Salgari - La Stella Polare.djvu/257

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La sua corsa verso l'ovest non doveva durare molto. Dinanzi alla baia di Cook ed in direzione del capo Grant i ghiacci si erano accumulati in così gran numero da arrestare la marcia della valorosa nave. Dovunque si vedevano giganteggiare floe-bergs e banchi immensi.

– Altezza – disse il capitano Evensen, rivolgendosi al Duca. – La via ci è chiusa e tutti i nostri sforzi non riuscirebbero a sfondare quegli ostacoli. Volete un consiglio? Ritorniamo nel Canale Britannico e lavoriamo di sperone.


5.

LOTTA COI GHIACCI


Il lupo di mare aveva ragione. Se si voleva ritentare la corsa verso il nord non vi era da far altro che ritornare nel Canale Britannico e ricominciare la lotta contro quei banchi di ghiaccio, molto meno resistenti di quelli che ingombravano le coste della Terra Alessandra.

S. A. R. quantunque fosse molto contrariato da quel ritorno, dovette arrendersi alle ragioni del vecchio baleniere.

Sfondare quelle barriere gigantesche, rinforzate dagli ice-bergs, non era possibile. La nave avrebbe corso il pericolo di farsi imprigionare fra i ghiacci e di rimanervi per tutto l'inverno e forse per qualche anno ed a questo nessuno ci teneva.

Fu quindi deciso il ritorno, con la speranza di trovare qualche passaggio attraverso i ghiacci del Canale Britannico.

La Stella Polare riprese quindi la via del sud-ovest per rimontare più tardi verso il nord attraverso alle isole del canale di Nightimgale.

Essendo il cielo nuovamente rischiarato, lasciando vedere, di tratto in tratto, qualche raggio di sole, sui banchi di ghiaccio, e presso le spiagge, si vedevano comparire numerose foche. Anzi qualcuna era apparsa perfino presso la nave, tuffandosi però così rapidamente da non lasciar tempo al Duca ed ai suoi ufficiali di prendere i fucili.

Quegli anfibi appartenevano per lo più alla specie conosciuta sotto il nome di foche dai fianchi neri o di Groenlandia. Sono lunghi