Pagina:Salgari - La Stella Polare.djvu/281

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– Potevano giuocare alle carte.

– Non ne avevano.

– Addomesticare almeno degli animali.

– Veramente le volpi non mancavano, anzi ve n'erano sempre moltissime sul tetto della loro capanna in attesa delle ossa spolpate che gli esploratori gettavano al di fuori, ma non si lasciavano prendere.

– Che noia, signor tenente – disse la guida.

– Certo, ma quello che più soffrirono fu la sporcizia delle loro vesti. Avrebbero dato uno dei loro fucili per poter avere un po' di biancheria pulita, o per lo meno un po' di sapone.

– E come si salvarono poi?

– Furono raccolti la primavera seguente dalla spedizione Jackson che trovarono nei pressi del capo Flora.

– E dovremo provare anche noi tante tribolazioni, signor tenente?

– È probabile, Ollier.

La guida rimase un momento silenziosa, poi disse:

– Se le ha superate un norvegese, perché non dovrebbero provarle e vincerle anche degl'italiani?... Signor tenente, al momento delle grandi prove, tutti saremo pronti.

– Sì, per l'onore della spedizione – rispose Querini con voce grave.

L'indomani, come anche questa volta aveva predetto il capitano Evensen, un canale lunghissimo s'apriva in direzione del capo Mac-Clintock dell'isola di Salisbury, permettendo alla Stella Polare di riprendere la corsa verso il nord.

La sua marcia non durò molto. I ghiacci, richiusisi nuovamente, in causa delle continue pressioni, l'arrestarono poche miglia più al nord, a 81° 14' di latitudine.

Fu quello l'unico giorno in cui i membri della spedizione poterono, dopo d'aver lasciata la Cappella, fare il punto, essendosi il tempo mantenuto quasi sempre coperto.

Quella seconda fermata non fu molto lunga. Le pressioni se talvolta stringevano i banchi, talora li sgretolavano aprendo nuovi canali.