Pagina:Salgari - La Stella Polare.djvu/320

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L'angoscia comincia ad impadronirsi di loro e per un momento Cagni ha intenzione di spingersi risolutamente verso il sud, di attraversare la Terra del Principe Giorgio e quella d'Alessandro e di raggiungere il deposito di viveri del capo Flora.

Ma la lunghezza del viaggio e la mancanza dei viveri lo spaventano e decide, con felice pensiero, di tentare ancora uno sforzo supremo per condurre i suoi compagni alla baia di Teplitz.

L'isola di Giorgio Harley appare ben presto ai loro sguardi e dopo d'aver corso venti volte il pericolo di annegare, riescono, passando di banco in banco, a raggiungere le sue coste occidentali.

Da questa passano sull'isola Ommaney, la quale si trova di fronte al capo Hugh Mill, all'ovest della Terra Carlo Alessandro.

Sono ancora molto lontani dalla Terra del Principe Rodolfo e dalla baia di Teplitz, ma non disperano ancora.

Lottano in velocità coi ghiacci che derivano, marciando con accanimento disperato e ricorrono a tutti i mezzi per guadagnare via. Si servono perfino dei banchi di ghiaccio come di zattere per attraversare i canali.

La Terra Carlo Alessandro è sorpassata!... Avanti ancora, uno sforzo supremo e le coste meridionali della Terra del Principe Rodolfo compariranno.

Vagano sulla punta estrema della Terra Carlo Alessandro, descrivendo giri capricciosi a seconda della direzione dei ghiacci toccano finalmente il capo Brorok ed il 23 giugno, dopo un viaggio di centoquindici giorni rivedono la Stella Polare e cadono nelle braccia del Duca.

Erano esausti, sfiniti dalla fame e dalle immense fatiche sopportate e ritornavano con tre sole slitte e sette cani.

Tutti gli altri erano stati divorati durante quella precipitosa ritirata.