Pagina:Salgari - La Stella Polare.djvu/322

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


ai banchi di ghiaccio. Certo l'uragano di neve li aveva spinti tutti dentro qualche canale od il ghiaccio si era aperto sotto i loro piedi e l'Oceano Artico li aveva inghiottiti.

Il Duca, vivamente impressionato, non cedette nondimeno dinanzi ai primi scoraggiamenti. Formò nuovi drappelli di soccorso mandandoli verso l'ovest e verso l'est della Terra del Principe Rodolfo e stabilì un piccolo campo al capo Fligely, perché sorvegliasse i banchi di ghiaccio che si estendevano al nord dell'isola. Sperava ancora di vedere un dì o l'altro ritornare il povero tenente, pel quale aveva nutrito sempre un vivo affetto, ed i suoi due compagni.

Vane speranze. I giorni passavano, ma nessuna buona nuova giungeva mai al campo, finché Cagni ritornò e senza aver incontrato, durante il periglioso ritorno, gli smarriti.

Lo scoraggiamento cominciò ad invadere anche il Duca. Comprese finalmente che tutto era finito e che quei valorosi erano morti.

– La nostra spedizione fu utile alla scienza – disse quel giorno che comprese essere vano qualsiasi tentativo. – È stata da forti italiani, ma non fu felice.

Non avendo però l'assoluta certezza che il tenente ed i suoi compagni fossero periti, al capo Cave furono depositati dei vestiti di pelle, delle provviste per venti persone e per dieci mesi e delle lettere in lingua italiana e norvegese, colle quali s'avvertivano gli scomparsi di attendere in quel luogo la ventura primavera o di raggiungere possibilmente il capo Flora in attesa d'una spedizione di soccorso.

Era tutto quello che potevano fare il Duca ed i suoi compagni.

Intanto l'estate s'avanzava a rapidi passi e s'avvicinava il momento dell'imbarco.

Già i marinai norvegesi erano riusciti ad accomodare alla meglio l'avarìa subita dalla Stella Polare. La povera nave però aveva gravemente sofferto in causa delle pressioni dei ghiacci e la sua macchina si era guastata.

Anche la prora era stata danneggiata molto e le costole presentavano una solidità molto dubbia. Era un'impresa tutt'altro che facile ritornare in Europa con simile nave, attraverso a mari ancora ingombri di ghiaccio.

Nel maggio, dopo d'aver imbarcato gran parte dei viveri e degli