Pagina:Salgari - La Stella Polare.djvu/66

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sastro.

– E con tanto lusso di particolari – disse il secondo cuoco, ridendo ironicamente.


– Johannesen!... – gridò il giovane mastro, mostrandogli il pugno.

– Continuate – dissero i marinai. – Lasciate andare quel cuciniere dell'inferno.

– La storia è finita – disse Andresen. – Le due scialuppe, che erano sfuggite al disastro, si salvarono nella baia della Recherche, dove rimasero quindici giorni, cioè fino all'arrivo d'una nave baleniera la quale raccolse i superstiti.

– E la balena? – chiese il carpentiere.

– Andò a morire a circa quaranta miglia dalla baia, presso una spiaggia assai bassa, ove rimase arenata. Non occorre che vi dica che fu spogliata del suo grasso e dei suoi fanoni dai balenieri che raccolsero i naufraghi.

Un lungo silenzio accolse la chiusa di quella narrazione. Pareva che tutti fossero ancora in ascolto, tanto li aveva interessati quella drammatica storia.

Solo il tenente si era alzato per guardare il mare, come se sperasse di veder sorgere improvvisamente qualche gigantesco mammifero.

Perfino il secondo cuoco aveva dimenticate le sue pentole ed i suoi sarcasmi.

– Uditemi – disse ad un tratto Ditman Olanssen, il carpentiere. – La storia narrataci da Andresen è terribile; io però ne conosco un'altra più paurosa toccata al mio amico Norkel durante una stagione di pesca sulle coste meridionali della Groenlandia.

– Il tuo amico Norkel è stato alla pesca delle balene?... – chiese il secondo cuoco con tono incredulo.

– Ha fatto tre campagne, cuoco! – esclamò il carpentiere con tono offeso. – Il suo ultimo viaggio l'ha fatto a bordo del Winklump.

– Quello che è tornato in Norvegia con tre soli uomini? – chiese Andresen.

– Sì, – rispose Ditman Olanssen, – e uno di quei tre era il mio amico.

– Narra, narra carpentiere! – esclamarono tutti.

– Ne avremo il tempo?... – si chiese Ditman guardando verso poppa.