Pagina:Salgari - La capitana del Yucatan.djvu/146

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– I vostri fratelli!...

– Fratelli!... Dite i nostri oppressori, signora. Cos'è che ha fatto per noi la patria?... Ditemelo un po', mia signora. Ha promesso delle riforme che non ha mai mantenute; ci ha sfruttati, o meglio ci ha fatti sfruttare dall'elemento spagnolo dell'isola, in tutte le guise immaginabili; ci ha fatto sopportare tutte le spese di guerra che ha dovuto sostenere in tutte le contese transatlantiche, quelle delle repubbliche meridionali, del Messico, di San Domingo e per ultimo si è lasciata forzare la mano dal partito dei peninsulari, il quale disprezza noi perché nati sul suolo cubano, gettandoci in volto il titolo di creoli.

«Se la patria si fosse un po' meglio occupata di noi, se avesse frenati gli eccessi dei peninsulari ed avesse sciolto per tempo i tristi clubs spagnoli che sono i veri dominatori, e non avesse mandato qui tanti avidi funzionari e tanti ufficiali che ci succhiano vivi e che hanno per motto il robamos todos (rubiamo tutti), questa terra sarebbe ancora la siempre fiel isla de Cuba.1

«La Spagna è stata sempre sorda alle nostre proteste ed ha avuto solamente orecchi pei falsi rapporti dei suoi funzionari e non si è saputa imporre agli eccessi dei peninsulari ed ora pagherà, mia signora.»

– E voi credete di sbarazzarvi dell'elemento spagnolo?

– E perché no?... Gli americani sono con noi e daranno un colpo mortale alla potenza spagnola. Già una vittoria ha sorriso alle loro armi nella baia di Manilla ed altre non tarderanno a seguirla.

– Una vittoria, avete detto? – chiese la marchesa, alzandosi di scatto, mentre un livido pallore si distendeva sul suo volto.

– Sì, o signora. Stamane ci è stata comunicata la notizia che sei giorni or sono, ossia il 1 maggio, il commodoro americano Dewey è entrato, colla sua formidabile squadra formata dagli incrociatori corazzati Olympia, Baltimore, Raleygh, Petrel, Concord e Boston nella baia di Manilla, distruggendo completamente, dopo un terribile combattimento, la squadra spagnola comandata dall'ammiraglio Montojo.

– Conoscete i particolari? – chiese la marchesa, con voce angosciosa.

– Si conoscono di già, signora. La Reina Cristina, che era la nave ammiraglia, la Castilla, il Don Antonio de Ulloa, l'Isla de Luzon, l'Isla de Cuba, il General Lezo, Marquez del Douro, l'Ilcarno, il Juan d'Austria, il Velasco ed il trasporto Isla de Mindanao sono stati incendiati dalle granate e colati a fondo, dopo d'aver perduto circa cinquecento uomini fra morti e feriti.

Anche il capitano Codarso, comandante della nave ammiraglia

  1. La sempre fedele isola di Cuba.