Pagina:Salgari - La capitana del Yucatan.djvu/22

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20 Capitolo terzo

— Padre, — disse la marchesa. — Noi giuriamo su questa bandiera che lotteremo fino alla morte, pel trionfo delle armi spagnuole.

— Lo giuriamo, — dissero in coro i marinai, mentre un fremito d’entusiasmo animava i loro volti abbronzati.

— Vittoria o morte!... — esclamò la marchesa.

— Viva la Spagna!... Viva il re!... — risposero i marinai.

— Andiamo, miei valorosi, — disse donna Dolores. — L’Yucatan ci aspetta!...

— Viva la nostra Capitana!... — sussurrò l’intero equipaggio.

Le due squadre, precedute dalla marchesa, da Cordoba e dal segretario del consolato, abbandonarono silenziosamente la cattedrale, si cacciarono nelle vie più oscure e uscirono da Merida senza che avessero incontrato alcuno.

Sette corriere, tirate ciascuna da quattro vigorosi cavalli, le attendevano a mezzo miglio dalle ultime case.

— Vi porterò le ultime istruzioni a Sisal, — disse il segretario del consolato, prima che la marchesa salisse.

— Vi avverto che fra tre ore noi leveremo l’àncora.

— Ho un cavallo che corre come il vento, donna Dolores. Giungerò contemporaneamente a voi.

— Vi attendo. —

Pochi minuti dopo le sette corriere correvano sulla polverosa strada di Sisal, trascinate in una corsa furiosa, e quattro ore più tardi l’equipaggio si trovava a bordo dell’Yucatan.



CAPITOLO III.


Il «Yucatan».


L’yacht col quale la marchesa del Castillo stava per tentare la temeraria impresa di forzare il blocco di Cuba, non ostante le poderose e numerosissime navi della squadra americana, era un vero capolavoro dell’ingegneria navale, il tipo più perfetto delle future navi di battaglia, secondo le idee sviluppate dal contrammiraglio Palhe de la Barriere, uno dei più valenti uomini di mare dell’Europa intera.

Date le sue dimensioni modeste, non poteva considerarsi una vera nave da guerra, anche per la scarsità del suo armamento, ma come un piccolo incrociatore dotato d’una grande velocità e reso assolutamente insommergibile mercè la sua speciale costruzione che, se non lo proteggeva dai proiettili, lo metteva al riparo dal pericolo di affondare con tutti quelli che lo montavano.

Era un piccolo legno da corsa, di quattrocento tonnellate, lungo trentacinque metri, strettissimo, collo sperone solido in acciaio e dotato di macchine a triplice espansione che a tiraggio forzato