Pagina:Salgari - La capitana del Yucatan.djvu/265

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– Sì, vi è la guarnigione, e cosa potrà fare quando la spedizione americana che si sta organizzando nella Florida sbarcasse? Sampson e Schley colle loro formidabili navi dinanzi al porto; le truppe americane a terra e gl'insorti nei boschi, pronti a respingere gli aiuti che venissero mandati contro la piazza assediata! Vi sono le grandi piogge, il clima micidiale, la febbre gialla, tutti alleati dei nostri, e saranno sufficienti?... Donna Dolores, ho dei tristi presentimenti e non ve li nascondo.

– Sei diventato pessimista, Cordoba? – chiese la marchesa con doloroso stupore.

– Oggi sì – rispose il tenente. – Avevo sperato un giorno che la Spagna potesse se non tener testa agli Stati Uniti, troppo ricchi e troppo possenti in mare, almeno far pagare ben cara la vittoria finale; ora le mie illusioni sono sfumate.

«I nostri compatrioti hanno perduto troppo tempo e hanno sbagliato il loro piano. Cervera è stato bravo, ha giuocato gli americani, ma il suo posto non era qui. Le sue navi sono poche, però buone e rapide ed invece di farsi rinchiudere in Santiago e anche all'Avana, avrebbe dovuto filare verso il nord, minacciare le città dell'Unione, bombardare i porti, gettarsi sui transatlantici, danneggiare ed interrompere il commercio, colpire il nemico dai suoi interessi vitali.

«Non l'ha fatto od il suo governo non l'ha voluto. Errore enorme, donna Dolores, poiché la sua flotta, presto o tardi o sarà costretta ad arrendersi o a farsi schiacciare in una sortita disperata.

«E poi a quale scopo mandare qui una parte sola della squadra spagnola? Tanto valeva tenerla tutta in Europa e lasciare a Cuba di sbrigarsela da sé. Cosa ne dite, donna Dolores?»

La marchesa non rispose. Era diventata pallida e lo guardava quasi con ispavento. Marinaia valente quanto il lupo di mare, comprendeva certamente le sue giuste osservazioni e forse per la prima volta cominciava a dubitare degli sforzi generosi della vecchia Spagna per salvare le sue ultime colonie del golfo del Messico.

Stette zitta alcuni istanti, colla fronte increspata, le labbra strette, poi mormorò con un sospiro:

– È vero... Cordoba... comincio ad aver paura... povera Spagna!...

– Chissà, forse posso ingannarmi – disse il tenente, come se fosse stato tocco dal dolore che in quel momento si leggeva sul bel viso della marchesa. – A Santiago sono gettate le sorti della guerra, andiamo adunque laggiù e Dio protegga noi e la bandiera della patria.

Ciò detto volse le spalle per avviarsi a poppa, ma la marchesa lo trattenne, dicendogli:

– Tu non hai fiducia nelle truppe spagnole del generale Blanco.